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  • Band: Menzies
  • Titolo: Holding My Cold Hand, Even Though Yours Is Warm
  • Etichetta: Self Label
  • Durata: LP, 15 tracce, 40 minuti circa
  • Paese: Nuova Zelanda, Wellington
  • Genere:  Indie Rock, Indie Folk, Alt-Country
  • Tipologia: LP - Studio
  • Pubblicato: 8 Maggio 2026
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  • AOTY

"Alternative Country Rock storto dal fondo del frigorifero di famiglia", così i Menzies si definiscono nel loro profilo Bandcamp. Sono una classica formazione a quattro Chris Brown - voce, chitarra, tastiere, Doug Kelly - basso, Nikita Piper - batteria, Samuel Scully - chitarra. Debuttano sulla lunga distanza e appare subito come una gemma imperdibile nel mondo alternativo e delle produzioni indipendenti.

C'è un ex mago neozelandese che ha passato anni a imparare a distrarre la gente, e poi ha fondato una band per fare esattamente il contrario. Chris Brown, voce, chitarra e tastiere dei Menzies, viene da Te Whanganui-a-Tara — Wellington, per chi non parla māori — e con «Holding My Cold Hand, Even Though Yours Is Warm» ha messo a disposizione tutto quello che prima nascondeva nelle maniche: i guanti li lancia ancora al pubblico, ma adesso devi trovarne il compagno tu, non lui a far sparire qualcosa.

L'album è un disco concept senza esserlo veramnte: il viaggio del traghetto Interislander tra North e South Island. Senti le vere comunicazioni interne di bordo che si infilano tra una canzone e l'altra, e in mezzo una mappa sentimentale che passa da Suzy Cato, conduttrice tv per bambini sacra a chiunque ci sia cresciuto in quei luoghi, ai vassoi di sausage roll, alle pulsioni romantiche verso gli All Blacks. Funziona perché Menzies non trattano questi dettagli come folklore da cartolina: li usano come l'unico vocabolario che hanno per dire cose serie, e quel cortocircuito tra il domestico e il devastante è il vero motore del disco.

Il sound sta da qualche parte tra il jangle storto dei The Clean e MJ Lenderman, leggo che chi li ha visti dal vivo al Camp A Low Hum 2024 e ne è uscito visibilmente scosso. Trovate teatrali che in patria si associano subito ai The Front Lawn.

Il disco è stato tracciato quasi interamente live con il producer James Goldsmith (già dietro a Mermaidens e DARTZ), e si sente: non c'è quella patina che leviga gli errori, e infatti certi accenti — il «backpack» che diventa «bick pick» — restano dentro, e fanno bene a restarci. Una curiosità è che il canto degli uccelli tūī che attraversa l'album è stato registrato nel giardino di casa di Brown, non campionato da una libreria sonora.

Quello che potrebbe sembrare un esercizio di nostalgia nazional popolare neozelandese — sausage roll, rugby, una presentatrice tv - pensa a spaghetti, calcio e Pippo Baudo - diventa universale proprio perché non si vergogna della propria specificità, e il titolo lo spiega meglio di qualsiasi recensione: a volte tenere la mano fredda di qualcuno, anche quando la tua è calda, è l'atto più caldo che esista. Menzies lo dimostrano senza un solo trucco di magia, e per un ex prestigiatore è probabilmente la cosa più coraggiosa che potesse fare.

Se non ami l'ovvio, ascolta questo disco perché i Menzies hanno appena tirato fuori qualcosa che - a mio modestissimo parere - non merita di essere sepolto sotto l'ennesima valanga di comunicati stampa del release day del venerdì. I neozelandesi che arrivano dalle esperienze più atipiche, Chris Brown dice in una intervista per un magazine locale "un tempo mi vergognavo molto di essere stato un mago… ora la musica e la magia sembrano trovare il modo di intrecciarsi".

L'hanno registrato e mixato James Goldsmith al The Surgery e masterizzato Vivek Gabriel, vincitore del Tūī Award. I Menzies non stanno cercando di piacerti. Stanno solo suonando come se la vita dipendesse da questo.

Ho acquistato il disco sul loro bandcamp e mi è arrivato a casa con un biglietto di ringraziamenti scritto e decorato interamente a mano e già tradotto in italiano, estrema gentilezza oppure sanno che siamo mediamente pessimi con l'inglese! 😉

https://youtu.be/hXJJzYo0Xyk?si=hncCXgdPfsBKEPD7

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